“SELFIE”, OVVERO

LA FOTOGENIA DELLA REALTA’

Intervista ad Agostino Ferrente, autore del documentario che ha vinto il David di Donatello. Una Napoli lontana dallo stereotipo delle serie tv si racconta in prima persona

Quelle vite raccontate attraverso uno smartphone

Un film sulle periferie della città partenopea e una scelta controcorrente: puntare su una storia di amicizia tra due ragazzi in cerca di una vita normale, piuttosto che raccontare l’ascesa epica nella criminalità organizzata. Selfie dimostra che la non violenza può essere fotogenica e sensuale

Il manifesto di “Sefie”

 

intervista di MARTA RIZZO

Selfie, il film documentario di Agostino Ferrente, per ricordare il 16enne Davide Bifolco, vince il David di Donatello 2020 come Migliore Documentario. Un racconto personalissimo, che ha il potere di scuotere nel profondo ciascuno spettatore e tutti. Davide, ucciso nel Rione Traiano perché scambiato per un latitante da un carabiniere, vive nello spazio e nel tempo filmato in video-selfie dei due sedicenni protagonisti: Alessandro e Pietro. I due amici di Davide abitano a pochi metri dal luogo della tragedia e Ferrente li trasforma in cameraman, dando loro due smartphone, per ottenere un punto di vista “immersivo”, che restituisca e faccia combaciare il loro sguardo e quello della strada, dove i ragazzi del rione trascorrono la maggior parte delle loro giornate. Ale e Pietro sono sempre presenti, protagonisti e testimoni; guidati dal regista, si specchiano nel display del cellulare, filmando e raccontando il loro ricordo. Sullo sfondo, una Napoli popolare e dimenticata, con le sue creature che crescono tra spaccio, sale giochi, carcere, sparatorie e morte; più lontano, uno Stato “latitante” che, quando c’è, spara per “errore” e uccide, di fatto, impunito. Accanto, sopra, affianco a questi diversi livelli di scrittura cinematografica, Ferrente inserisce le testimonianze di altri giovani del quartiere e le immagini delle telecamere di sicurezza poste agli angoli alti di Traiano: impassibili, inerti testimoni di giornate fatte di violenza. La rivoluzione dell’antiviolenza di due adolescenti pieni di malinconia fa il giro del mondo, nel nome di Davide.

 

La morte di Davide Bifolco. Rione Traiano, Napoli, sera del 4 settembre 2014: un quasi 17enne che vuole diventare calciatore viene ucciso per errore da un militare. Muore sotto casa, Davide Bifolco, davanti agli occhi della madre che, senza capire nulla, aspetta l’ambulanza. Il carabiniere viene condannato in primo grado a 4 anni e 4 mesi di reclusione. Nel 2018 la Corte d’Appello riduce la pena di 2 anni, sospendendola. Dopo qualche tempo, il fratello maggiore di Davide, che negli anni si è infiacchito accumulando rabbia e frustrazione, muore di infarto.

Agostino Ferrente, il regista

Come hanno vissuto questo premio i ragazzi del film?

Con emozione, incredulità e orgoglio. Alessandro l’ha saputo per ultimo, avevo provato a chiamarlo, ma aveva il telefono spento, perché già dormiva con la sveglia puntata alle 5.00 per andare ad aprire il Bar Cocco. Pietro si è commosso, lo ha dedicato a sua nonna con cui aveva girato una scena molto tenera nel film e, poche settimane dopo, è venuta a mancare. Entrambi, naturalmente, hanno pensato a Davide e tutti abbiamo ricordato come, sin dall’inizio di questa avventura, a ogni ostacolo, e ce ne sono stati tantissimi, la famiglia mi incoraggiava rievocando la vittoria di Davide contro Golia. Inevitabilmente, tutti abbiamo sorriso, pensando all’assonanza, casuale ma fatale, tra il nome di Davide e quello del prestigioso premio vinto da tutti: il David di Donatello.

Com’è cambiato il tuo pensiero su Davide, ora che tanti riconoscimenti pubblici, nazionali e internazionali, gli hanno dato quella giustizia che la Giustizia gli aveva tolto?

Come dice con amarezza la famiglia di Davide, il loro bambino è stato ammazzato 3 volte. La prima materialmente; la seconda per come la stampa ha abusato di un pregiudizio sociale, trasformando la vittima in colpevole; la terza quando la sentenza definitiva ha scagionato il carabiniere che aveva premuto il grilletto, condannandolo a una pena di soli 2 anni, sospesa da subito. Un racconto non può far tornare in vita chi non c’è più, ma ho tentato di onorare la sua memoria. Spero che il successo del nostro piccolo film, abbia potuto risanare, almeno in parte, il dolore dovuto a quella che, chi conosceva Davide, considera la sua seconda uccisione: contribuendo a ribaltare, almeno un po’, l’idea che le persone non realmente informate dei fatti, si erano fatte di questo ragazzo e dei tanti come lui. Giovani che hanno la cattiva idea di nascere in rioni popolari dove non avere diritti diventa una colpa. Ale e Pietro, raccontando la loro quotidianità, mostrano al mondo come sarebbe stata quella di Davide, se non l’avessero ucciso.

Cosa ha colpito, secondo te, i giurati David?

Non lo so, immagino che ognuno abbia avuto le sue motivazioni. Molti dei giurati, dopo averlo votato, mi hanno scritto per comunicarmi quello che avevano provato vedendo Selfie. Alcuni mi hanno detto cose somiglianti tra loro, altre molto diverse.

Qual è la rivoluzione di questo tuo film, se c’è?

Ogni opera, non solo cinematografica, dedicata a una vicenda intima, può aspirare a toccare delle corde universali. La tragedia di Davide purtroppo è una delle tante, simili, che accadono ogni giorno nel mondo. Gli abusi del potere e delle forze dell’ordine verso i più indifesi, ovvero verso le persone che dovrebbero invece proteggere, ci sono ovunque: sia nei regimi conclamati che nelle presunte democrazie. E quasi mai il potere processa sé stesso. Probabilmente anche per questo, nella vicenda raccontata da Selfie si sono identificati molti spettatori di ogni Paese: ovunque sia stato presentato mi hanno parlato di un Davide Bifolco del luogo e, per questo, il film l’ho dedicato a tutti i Davide Bifolco e tutti i rioni Traiano del mondo. Dappertutto, per esempio, in questi giorni ci sono iniziative in memoria di George Floyd, l’afroamericano soffocato dal poliziotto bianco che aveva già ucciso in passato, ed era stato già oggetto di varie inchieste. Ciononostante, era ancora in servizio. Anche da noi ci sono tantissime iniziative, di solidarietà e protesta, animate da sentimenti sinceri, senso di ingiustizia e impotenza. Eppure, in Italia, ogni “morte di Stato”, ha seguito lo stesso copione, con tentativi di insabbiamento, disinformazione della stampa (spesso complice) e assoluzione finale dei responsabili. E devo aggiungere che sui fatti italiani non c’è mai stata una simile mobilitazione.

Un’inquadratura di “Selfie”

Pensi che i ragazzi di Traiano, ora, avranno un futuro diverso?

I protagonisti di un documentario hanno la possibilità di rivedersi sullo schermo come se fosse uno specchio, relativizzando la propria vita, ragionando su loro stessi, come se si fosse fatta una lunga seduta di analisi e forse, lo spero, questo può aiutarli. Il problema è che molte questioni non dipendono da loro, ma da chi dovrebbe prendersi cura di loro. Certo, spero che un po’ questa avventura abbia potuto, nel suo piccolo, contribuire a far venire alla luce la povertà educativa, che non riguarda certo solo il Rione Traiano di Napoli. Un film non basta, può dare una scossa, ma non basta. I problemi sono atavici, endemici: il determinismo sociale, il classismo, le disuguaglianze, i pregiudizi, la mancanza di opportunità, di istruzione e lavoro.

Da dove nasce questo film e che film è?

Avevo conosciuto dalla stampa, come molti, la tragedia di Davide. Indagando meglio mi sono imbattuto in un volume dell’Edizioni dell’Asino dal titolo Una città dove ammazzano i ragazzini, nel quale compaiono due racconti di due amici che stimo moltissimo: Maurizio Braucci – lo sceneggiatore di film come Gomorra (2008) e Martin Eden (2019) – e Massimiliano Virgilio, scrittore napoletano brillante e attento. Maurizio aveva collaborato amichevolmente al mio precedente film dal vero realizzato a Napoli (Le cose belle – 2013 co-diretto con Giovanni Piperno, ndr), Massimiliano aveva scritto “cose belle” su Le cose belle… Insomma, mi fido molto del loro sguardo sulla città in cui vivono e che spesso raccontano nelle loro opere e sento di condividere con loro una stessa voglia di comprendere, attraverso l‘arte, invece di giudicare.     Il volume spiega in modo chiaro come la situazione delle periferie napoletane sia frutto di un ecosistema di abbandono istituzionale. Come in tantissimi rioni popolari, le famiglie di Traiano mettono al mondo figli con un destino già scritto: se sei figlio, nipote, fratello di qualcuno che ha avuto problemi con la legge, lo sarai anche tu. Questi ragazzi sono dei predestinati. Il film racconta questo e chi cerca di non cadere nella trappola delle tentazioni direi obbligate, come Alessandro, Pietro e Davide, si ritrova ad affrontare una sfida difficile, ma non impossibile. Io faccio film “d’innamoramento”, non film “di denuncia”. Poi, se nei miei film c’è la denuncia, è una conseguenza, non l’obiettivo principale. Dal punto di vista poetico, volevo usare la metafora del come, tra le macerie, possano crescere fiori che resistono anche se nessuno li annaffia. Dal punto di vista sociale (ma i film non devono rubare il lavoro ai sociologi), volevo mostrare come in Italia ci sia ancora un forte classismo legalizzato.

Selfie non è solo un documentario, ma un esperimento di estetica dello strumento cinema e, contemporaneamente, anti-apologia, anti-stigmatizzazione sincera sulla sensualità della non violenza. La retorica dello sguardo che “una certa tendenza del cinema” italiano di denuncia (come scrive François Truffaut sullo stereotipato cinema francese tra gli anni ’50 e i primi anni ’60) sta portando avanti da troppo tempo, viene azzerata, in Selfie. Come hai costruito il film, anche grammaticalmente?

La storia di Davide, lo spunto iniziale, emerge progressivamente, dai racconti degli amici raccolti da Pietro, dalla dolorosa testimonianza raccolta da Alessandro del fratello Tommaso (poi morto anche lui, ndr) e dei genitori del ragazzo; dal sogno di Alessandro in cui la vicenda dell’omicidio dell’amico si incrocia con l’assenza del padre, in un liberatorio e asfissiante bagno al mare. Ma quella morte ha colpito l’intero quartiere, perché quello che è successo a Davide poteva succedere a qualunque altro adolescente. I livelli di sguardo si raddoppiano nei selfie delle dichiarazioni di gruppo fatte dai ragazzini del rione e nel ritorno ritmico e circolare delle immagini delle telecamere di sorveglianza. Ho tentato di dare uno sguardo antieroico, come dici, affinché lo spettatore potesse partecipare il più possibile a una storia dove buoni e cattivi, giusto e ingiusto, bello e brutto non esistono. Da molti anni cerco di eliminare dal film documentario la figura dell’operatore. Dal mio Film di Mario (1999), girato a Bari, ho l’ossessione di far raccontare le storie dei miei personaggi attraverso il mezzo cinema; fino a Le Cose belle (2013), quando ho dato la telecamera a dei ragazzini per intervistare le loro mamme; la particolarità è che stavolta i ragazzini filmano se stessi e la loro “soggettiva” coincide con l’ “oggettiva”, poiché i due piani si incrociano e si fondono nello specchio del display dello smartphone. Tanto mi sembrava determinante la scelta del dispositivo, che l’ho promossa a titolo del film, pur essendo la parola in sé poco simpatica, ormai associata a un narcisismo debordante. L’intenzione era di far raccontare a Pietro e Alessandro la loro quotidianità anche per far capire come sarebbe stata quella di Davide.

Alessandro e Pietro, i protagonisti

Ti sei battuto contro molti pregiudizi, per realizzare questo film?

Abbastanza. Tutti noi che guardiamo, anche se in buona fede, abbiamo il filtro del pregiudizio, che è uno strumento soprattutto borghese. Quando si è diffusa la notizia dell’uccisione di Davide, la maggior parte della gente, per di più influenzata dalla stampa, ha pensato si trattasse davvero di un camorrista, e, come ricorda Alessandro nel film, ha commentato: “vabbè, uno in meno”. Ma Davide non aveva mai avuto problemi con la legge. E anche se al posto suo ci fosse stato un altro sedicenne con magari qualche conto in sospeso con la giustizia, non andava certo giustiziato seduta stante. A monte, se l’inseguimento della polizia fosse avvenuto in un quartiere bene, tipo il Vomero, il carabiniere non avrebbe sparato, credo io, pensando che quel ragazzino avrebbe potuto essere figlio di un professionista, un medico, un architetto, un avvocato… Ma questi ragazzi che fanno i militari, spesso senza un’adeguata preparazione a gestire le emergenze, sono terrorizzati a loro volta e pensano che sparare sia un modo per prevenire. Il problema non è solo il militare in questione, ma chi lo ha armato e messo lì. In USA Amnesty International (che patrocina Selfie, ndr) spiega il problema dello stigma sociale ai bambini nelle scuole con questo esempio: se vedi un bianco che corre pensi che stia cercando di non perdere il treno o di non arrivare tardi ad un appuntamento; se vedi un nero che corre pensi che stia fuggendo dopo aver commesso un qualche reato.

Alessandro, Pietro, i ragazzi del quartiere intervistati… Chi sono i veri protagonisti di questo film, a parte Davide, presente ovunque, nella sua tragica assenza?

L’espediente di dare ai ragazzi il cellulare li distrae dall’ansia da prestazione di fronte alla telecamera e li fa concentrare su ciò che devono e vogliono dire. Qualcuno equivoca pensando che il mio sia un “documentario partecipato”, ovvero uno film dove il regista consegna la telecamera ad altri che la usano autonomamente, attenendosi a delle linee guida e poi, ricevuto il girato, il regista lo monta. Nel mio caso non c’è mai una delega di regia, neanche parziale: il mio è un documentario “narrativo”, o, come lo chiamano i francesi “di creazione” e io dirigo sempre i protagonisti, che in questo caso sono, ho reso, anche cameraman. Di solito passo molto tempo con loro a telecamere spente, per raggiungere quel grado di confidenza grazie al quale, durante le riprese, non si avverta la mia presenza. E se qualcuno pensa che non c’ero, mi fa un complimento, perché vuol dire che ho raggiunto il mio scopo, dirigere restando invisibile. Certo già aver scelto quei protagonisti, è metà film: ognuno di loro, con la sua storia e faccia, i brufoli, le sue ingenuità e sogni, è portatore di un patrimonio narrativo, poi il mio lavoro di regista consiste nel trasformare le persone in personaggi e fare una sintesi poetica di pochi minuti della loro vita. Amo definirla “drammaturgia della realtà”: creare le situazioni, veicolare i tempi alla base dei dialoghi, ricordare battute utili durante le riprese, ma che magari avevano fatto prima, a telecamera spenta: metterli, insomma, diciamo così, in bella copia… Assumendomi dunque pienamente la responsabilità narrativa, poetica, estetica.

Molto interessante è il tuo approccio con i ragazzi che intervisti nel rione. In particolare, con le ragazze: chi sono quelle adolescenti con smalti psichedelici e occhi trasognati? Come hai fatto a farle sentire a loro agio, mentre le riprendevi?

Come con tutti gli altri, l’idea di chiedere anche a Sara e Antonella di auto-filmarsi è un metodo per placare un po’ l’ansia da prestazione che normalmente assale di fronte a uno strumento di ripresa. Porgendoglielo tra le mani, le ragazze si sono trovate più a loro agio, “padrone” della scena e, dunque, soggetti e non oggetti. E così si son potute aprire maggiormente, concentrandosi su quello che dicevano, dialogando tra loro. E la dichiarazione pubblica di amore eterno ai fidanzatini, che a loro dire rimarrà tale anche nel caso dovessero finire in carcere, è una cosa che considero romantica. Ma è pur sempre una promessa d’amore di ragazzine di 16 anni, perché quando si è innamorati pensiamo e vogliamo che sia per sempre. Magari poi le cose cambiano, e a quell’età cambiano velocemente, quindi non scomodiamo subito l’idea di un assoggettamento cieco e rassegnato a un’arcaica e maschilista cultura dell’appartenenza.  Mi spiego: cosa c’è di più importante e valoroso della vita e della libertà? Le ragazze del Rione, s’innamorano di ragazzini della loro età, che, dai 12 anni in su, stanno tutto il giorno sui motorini, nelle sale da gioco, e talvolta finiscono, ancora bambini, in giri più grandi di loro e sanno che o andranno in carcere, o moriranno ammazzati. Così, come loro sembrano pronti a sacrificare la libertà o esistenza, allo stesso modo le fidanzatine, contraccambiano dicendosi pronte a sacrificare la loro libertà sentimentale, promettendogli fedeltà per la vita… Insomma, anche in questo, il determinismo sociale, l’emarginazione, non fanno distinzione tra maschi e femmine: è una fetta cospicua di società viene messa al margine. Il determinismo sociale travalica sessi e ruoli: quelli che finiscono per spacciare stanno a Traiano, quelli che consumano, studenti e professionisti, stanno lì vicino, al Vomero: due mondi che sono due facce della stessa medaglia, che si alimentano a vicenda e si completano. Chi paga, però, sono solamente i ragazzini che spacciano.

Le strade di Traiano, quartiere di Napoli

Quale differenze hai voluto sottolineare, tra la vita di una periferia del sud, di Napoli, e la vita di spettatori lontani, spesso del tutto inconsapevoli di un mondo quotidianamente al limite tra legalità e illegalità?

La distinzione tra lavoro onesto e disonesto la possiamo fare noi dal di fuori. I ragazzi dei quartieri, come di tante città italiane, ti dicono che se nascono con un padre che spaccia, perché loro non dovrebbero farlo? Come dicevo, la distinzione netta tra bene e male è un concetto molto borghese, teorico: lì ci sono ragazzi che non hanno nessun filtro per distinguere e nella stessa comitiva c’è il ragazzino che ti dice: “Mio padre fa il carrozziere, mio padre il barbiere e mio padre spaccia”. Non sono certo un sindacalista della criminalità, ma guardo ragazzini che stanno 8 ore a spacciare per 80 euro al giorno, senza contributi, tutt’ al più vanno in galera, o muoiono. Di certo i genitori avrebbero preferito un altro lavoro per loro. Ma spesso il “crimine” diventa una conseguenza naturale, non una scelta ponderata e questo meccanismo andrebbe interrotto, cambiando le condizioni che lo provocano. E certo non può farlo un documentario.

Alessandro e Pietro come vivono il loro essere abitanti di Traiano?

Cercando di opporsi ad un destino che sembra essergli stato cucito addosso appena nati. Come dicevo, non è facile, ma neanche impossibile. Loro ci provano, vanno aiutati, supportati, incoraggiati e non guardati con sospetto appena la gente viene a sapere da dove vengono.

Chiudiamo con una cosa bella, oltre il dolore del film. Decidi tu come concludere.

Vorrei ricordare l’Associazione nata in memoria di Davide (Associazione Davide Bifolco Onlus), che si occupa di fare doposcuola volontaristicamente con ragazzi che altrimenti si perderebbero per strada. Di fatto fanno, come possono, quello che dovrebbero fare le istituzioni, che neanche la sostengono. E quando dici istituzione, in posti come il Rione Traiano, subito pensano alle camionette delle forze dell’ordine.

 

ANORESSIA E BULIMIA

“IL MIO INVERNO”

La web serie “Ombre sul web”

ha suggerito a Cinzia Rizzetti

un ricordo che è testimonianza

Disturbi alimentari online

Vomito, di nuovo sono stata stupida. Un tacchino, sono un tacchino che si incozza. Sono il solito disastro, non sono abbastanza, o sono troppo.
Lo specchio mi restituisce un’immagine goffa, deforme. La devo smettere. Il cibo non è mio amico. È un mostro che mi divora dal di dentro.
I pensieri diventano ossessivi come i morsi allo stomaco.
Provo a distrarmi, ma ancora quel pensiero mi tormenta, non devo dargli peso. Già, il peso! Scende ma non ci credo, lei mente. Solo lo specchio dice la verità. È la verità è che sono grassa anche se lei segna 43. Gli altri non vedono, io si. Mi dicono che quelle che sporgono sono le mie ossa, ma dove? Vogliono rinchiudermi, dicono che non sono obbiettiva, che sono io a deformare la realtà. La realtà è che anche quest’anno l’influenza mi ha colpito, ho mal di gola, non mi reggo in piedi e sono stanca. Ho freddo, ho le mani ghiacciate. Quest’anno l’inverno non vuol andare via anche se il grano è già alto.
Ora dormo un po’ se i rumori allo stomaco si decidono a tacere.

CRONISTI IN PRIMA LINEA

LA NUOVA WEB SERIE DI AMD

Viaggio nell’informazione di frontiera

fra antichi e recenti modelli di business criminale

per conoscere chi le mafie le racconta ogni giorno

Amalia De Simone

Francesco Vitale

L’informazione libera è stata, è e sarà sempre il cuore pulsante del nostro Forum. Con questa nuova web serie iniziamo un viaggio attraverso i protagonisti di quell’informazione contro le mafie che quotidianamente raccontano scrivendo, filmando, registrando o postando, l’evoluzione delle mafie e il loro impatto sui territori, sull’economia, sulla società e, in ultima analisi, sulla stessa democrazia.

Sarebbe un errore appuntare l’attenzione esclusivamente sui rischi che queste/i giornalisti corrono, a volte quotidianamente, per fare il proprio lavoro, e infatti ne parleremo assai poco. Quello che ci interessa sapere dal loro privilegiato punto di osservazione è come stanno cambiando le mafie, come affrontano il dopo pandemia che è appena cominciato.

In un tempo che evidenzia la crisi strutturale dei vecchi media e non ha ancora dispiegato le potenzialità del futuro digitale, l’unico rimedio per frenare la perdita di credibilità della professione è tornare a essere giornalisti, ovvero, come diceva Albert Camus “Storici del presente”.

AUSER E AMD

INSIEME

PER I DIRITTI

La grande associazione per

l’invecchiamento attivo

e il Forum dell’Informazione

Intervista al Presidente Vincenzo Costa

La vergogna delle Rsa

Quella fra Auser e l’associazione “A mano disarmata” è una collaborazione che nasce sotto il segno della cittadinanza attiva: da una parte una grande associazione radicata sul territorio e attiva su molti fronti, dall’altra un gruppo di professionisti dell’informazione e della formazione che lavora sui temi della lotta alle mafie.


La legalità, il rispetto delle regole, la promozione dei diritti del cittadino e la difesa della democrazia sono gli assi portanti di questa collaborazione che prende avvio su un tema di grande attualità: i pericoli nei quali si può incorrere nell’utilizzo di internet.

Non è che l’inizio di un cammino collettivo nel quale svilupperemo, di comune accordo con le articolazioni di Auser a tutti i livelli, un lavoro di approfondimento delle conoscenze attraverso iniziative, seminari e quant’altro potremo mettere in campo.

La democrazia è un bene fragile, sottoposto a stress continui: dalle disuguaglianze sociali ai gap di competenze, dai ritorni di fiamma per soluzioni autoritarie a minacce che non è facile identificare.

Le mafie, per esempio, sono un fenomeno in costante espansione e, come segnalano gli investigatori della Procura Nazionale Antimafia, sono pronte ad approfittare dei momenti di crisi, come quello che stiamo vivendo, per rafforzare la loro potenza economica e consolidare il dominio criminale. Il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine va affiancato dalla vigilanza dei cittadini e dalla crescita della cultura della legalità. Ed è qui che Auser e “A mano disarmata” possono dare il loro contributo

OMBRE SUL WEB

DAL QUADERNO

ALLE PILLOLE IN VIDEO

Una web serie per raccontare

i pericoli nascosti nella rete

Disturbi alimentari online

Il furto di identità

La pedopornografia

Presentazione web serie

La parola “virale” si è trasformata in poche settimane da sogno a incubo, da sinonimo di prodotto di successo a minaccia per la salute e il futuro. Non è, però, l’unico degli effetti della pandemia di Covid-19.  Una conseguenza destinata sicuramente a durare e crescere sarà il numero sempre più grande di persone che navigheranno in rete. Lo faranno per lavoro, per studio, per fare shopping, per svagarsi, per informarsi o semplicemente per divertirsi.

L’Associazione “A mano disarmata” ha quindi pensato di dare un contributo a uno dei temi che lo sviluppo della rete porterà con sé: la sicurezza. Già alla fine del 2019 ci eravamo occupati del problema editando, in collaborazione con Lastaria editore e la consulenza della Polizia Postale, il quaderno “Ombre sul web” che documentava, con un approccio narrativo e didattico allo stesso tempo, i rischi per chi veleggia sulle rotte digitali.

Da quell’esperienza abbiamo tratto una serie di video che, ripercorrendo i racconti che compongono il libro, visualizzano i pericoli, a volte i veri e propri crimini, nei quali è possibile imbattersi, i metodi per evitarli e gli strumenti con cui, eventualmente, difendersi.

In queste “pillole” troverete un inquadramento psicologico, brani tratti dai racconti e un curioso excursus su come l’arte abbia rappresentato queste minacce. Nel video finale, in tutto la galleria ne conterà una decina, potrete imparare i trucchi per proteggere voi e i vostri cari.

TANTE OPPORTUNITA’ E QUALCHE RISCHIO

Uno strumento di comunicazione così potente come il web ha avuto un’influenza fortissima sul modo di relazionarsi, sia tra i giovanissimi, che tra gli adulti. Anche se con modalità differenti, più o meno efficaci e consapevoli delle potenzialità del mezzo, in moltissimi usano il web per informarsi ed informare, per sostenere cause sociali, creare solidarietà, insegnare, dimostrare il desiderio di migliorare il mondo.

Come tutte le tecnologie di enorme diffusione il web è aperto anche a chi ha intenti meno nobili, sia per caratteristiche personali e psicologiche che spingono alla violenza più o meno velata verso gli altri, come il sadismo, le perversioni, il narcisismo patologico, sia per intenti criminosi, come la truffa, l’estorsione, il terrorismo, il vandalismo.

Questi comportamenti espongono tutti ad una serie di nuovi pericoli, difficili da prevenire; per i non esperti delle tecnologie gli autori restano in gran parte nascosti dall’anonimato.

PAURA E PERVERSIONI NELL’ARTE

 

Frans van Mieris il Vecchio, è un pittore olandese di genere, ovvero di scene quotidiane e ritrattista vissuto nel XVII secolo.

Questa opera del 1673 rappresenta la grottesca raffigurazione della libidine di un uomo anziano nei confronti di una ragazza molto giovane. Il corpo di quest ragazza agli occhi del vecchio non ha prezzo ed è per questo che cerca di convincerla ad avere rapporti sessuali in tutti i modi.

Il tema dell’ossessione sessuale di persone vecchie nei confronti di giovani ragazze non era raro; basti pensare a quanti dipinti abbiano avuto come soggetto l’episodio biblico di Susanna e i Vecchioni. Tra i più noti: ricordiamo quelli di Caravaggio, Lorenzo Lotto, Guercino, Rembrandt, Tintoretto.

Il dipinto di Artemisia Gentileschi che la pittrice romana realizzò nel 1610 a soli 17 anni, è sicuramente il più potente per la carica drammatica che emerge anche a fronte delle vicende personali patite dall’artista.

Testi di Paolo Butturini, Susanna Bucci e Manuele Jorio

MAFIE E CORONAVIRUS

LE MANI DELLA CRIMINALITA’

SUL DOPO EMERGENZA

SI MOLTIPLICANO I SEGNALI INQUIETANTI:

NAPOLI: IL WELFARE DELLA CAMORRA

PUGLIA: L’USURA NON E’ IN QUARANTENA

DI PAOLO BUTTURINI

C’è un’emergenza nell’emergenza, un virus che il tessuto sociale cova da decenni e che ora potrebbe sommarsi al Covid19: le mafie, da sempre abili nello sfruttare le situazioni di crisi (pensate ai dopo-terremoto) si stanno attrezzando per ottenere il massimo rendimento anche dai disastri che la pandemia sta provocando.

Il primo allarme lo ha lanciato Roberto Saviano dalla colonne de La Repubblica: «Le organizzazioni criminali sono come la Borsa, anticipano sempre le direzioni. La natura dei mercati azionari non è fotografare la crisi, ma prevederla; così, le mafie sentono gli affari prima che le esigenze di mercato si definiscano».

Le conferme non hanno tardato ad arrivare. L’ex Pm antimafia Nino Di Matteo, ora componente del Csm, in un’intervista a Repubblica: «I padrini e i loro complici potrebbero già avere iniziato a contattare imprenditori e commercianti assaliti dalla crisi economica».

Sul versante della Sacra Corona Unita c’è la denuncia di Renato De Scisciolo, vicepresidente della Associazione Antiracket Fai: «Usura ed estorsione non sono andate in quarantena, tantomeno qui in Puglia. Chi non può pagare i debiti ha paura, non denuncia e i numeri cresceranno».

Opinioni? Congetture? Non la pensano così il capo della Polizia Franco Gabrielli e il direttore centrale anticrimine, Francesco Messina, che hanno inviato una nota a tutti i questori d’Italia. È un’allerta per le squadre mobili, perché indaghino sulle nuove infiltrazioni mafiose nell’economia italiana al tempo del Coronavirus.

Le conferme arrivano anche dai territori. Le segnala in due articoli Leandro Del Gaudio, giornalista de Il Mattino: «La Camorra ha temporaneamente sospeso la riscossione dei prestiti a usura e ha dato vita a un vero e proprio welfare improvvisato con la distribuzione di generei alimentari nei quartieri più poveri». E visto che le mafie sono spesso più lungimiranti degli imprenditori, sempre Leandro Del Gaudio sul Mattino, denuncia un nuovo trend: «È il business del corredo sanitario, dei prodotti parafarmaceutici che abbiamo imparato a conoscere come materiale necessario nella difesa individuale e collettiva, quasi come fosse uno scudo contro ogni forma di contagio. Parliamo delle mascherine di protezione di naso e bocca, dei guanti, del gel igienizzante, insomma dei kit della sopravvivenza per gli anni che verranno».

Sanità, commercio al dettaglio, filiera agroalimentare, turismo, piccola impresa e gli intramontabili appalti e finanziamenti pubblici: sono i settori in cui le mafie si stanno attrezzano a investire secondo la linea inaugurata dal super latitante Matteo Messina Denaro: «Agli operatori economici non chiede il pizzo – spiega Salvo Palazzolo su Repubblica -, ma offre fiumi di soldi sporchi, per riciclare, per acquisire quote societarie, per fare nuovi affari. ”Considerato – come scrive il direttore centrale anticrimine Messina – che la crisi attuale porterà un deficit di liquidità, una profonda rimodulazione del mercato del lavoro, e il conseguente afflusso di ingenti finanziamenti pubblici, sia nazionali che comunitari”».

A confermare i segnali e puntellare l’allarme le affermazioni del Procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho: «C’è il serio rischio che le mafie possano aumentare il proprio business in questa situazione di emergenza: penso all’offerta che hanno dato in alcuni territori alle famiglie in difficoltà, ma anche ai settori economici funzionanti come quello ortofrutticolo, della grande distribuzione agroalimentare o dei rifiuti speciali, in cui investono e che sono ora ancora più strategici».

I nostri video

Dai quaderni alla legge

Amd con la Regione Lazio

contro il revenge-porn

La nostra Associazione ha partecipato

alle audizioni per la

proposta di N. 131 firmata da Sara Battisti

(ANSA) – ROMA, FEB 6 – L’Associazione “A mano disarmata”, attraverso il suo responsabile dei progetti scolastici Manuele Jorio, è stata ascoltata nell’audizione del 5 febbraio, alla XI^ commissione Consiliare Permanente della Regione Lazio. Tema della seduta la proposta di legge N. 131 del 19 marzo 2019, firmata dalla consigliera Sara Battisti, concernente “Norme per la prevenzione e il contrasto al revenge porn e alla diffusione di immagini e video sessualmente espliciti senza consenso.” La legge si propone di affrontare il tema della condivisione di materiale sessualmente esplicito tramite il web, i social network e i servizi di messaggistica istantanea senza il consenso della vittima. Un fenomeno in crescita, specie tra i giovanissimi, e che inizia a rappresentare un autentico dramma sociale. «Da tempo “A mano disarmata” lavora su questa e altre tematiche legate alla comunicazione nella rete – afferma Manuele Jorio, psicologo -. Alla fine del 2019 è uscito, edito da Lastaria, il primo quaderno della collana “A mano disarmata”, titolo “Ombre sul web”, che si occupa proprio di queste problematiche. Stiamo lavorando con insegnanti e studenti per costruire una cultura delle regole, della cooperazione e dell’educazione affettiva che è alla base del contrasto a questi fenomeni». (ANSA).


STF/ S43 QBXL
Revenge porn: ‘A mano disarmata’ in audizione Regione Lazio su legge
Roma, 5 feb. (Adnkronos)
(Ses/AdnKronos)
L’associazione ‘A mano disarmata’, attraverso il suo responsabile dei progetti scolastici Manuele Jorio, sarà ascoltata nell’audizione odierna, alla XI^ commissione Consiliare Permanente della Regione Lazio. Tema della seduta la proposta di legge N. 131 del 19 marzo 2019, firmata dalla consigliera Sara Battisti, concernente “Norme per la prevenzione e il contrasto al revenge porn e alla diffusione di immagini e video sessualmente espliciti senza consenso.”
La legge, si legge in una nota, si propone di affrontare il tema della condivisione di materiale sessualmente esplicito tramite il web, i social network e i servizi di messaggistica istantanea senza il consenso della vittima. Un fenomeno in crescita, specie tra i giovanissimi, e che inizia a rappresentare un autentico dramma sociale.
“Da tempo ‘A mano disarmata’ lavora su questa e altre tematiche legate alla comunicazione nella rete – afferma Manuele Jorio, psicologo – alla fine del 2019 è uscito, edito da Lastaria, il primo quaderno della collana ‘A mano disarmata’, titolo Ombre sul web’, che si occupa proprio di queste problematiche. Stiamo lavorando con insegnanti e studenti per costruire una cultura delle regole, della cooperazione e dell’educazione affettiva che è alla base del contrasto a questi fenomeni”, conclude.

“OMBRE SUL WEB”

Il primo volume dei quaderni

di “A mano disarmata”

Dieci racconti di Paolo Butturini, Giuseppe Cesaro e Roberto Sgalla

uno strumento per studenti, insegnanti e famiglie

per aiutarli a prevenire i pericoli che si corrono sul web

Gli interventi alla presentazione

DI PAOLO BUTTURINI

Narra Plutarco che Pompeo, davanti ai marinai che non volevano affrontare il mare in burrasca, abbia detto «Navigare è necessario, vivere non è necessario». Ebbene la frase va rovesciata se parliamo di Internet e, parafrasando quella attribuita al filosofo inglese Thomas Hobbes, potremmo dire: «Prima vivere, poi navigare».

È innegabile che il web faccia ormai parte della nostra quotidianità, in proporzioni che negli ultimi anni si sono ingigantite. Il paragone, ormai spontaneo, fra la rete e l’oceano è anche alla base di questo Quaderno con quale si inaugura la prima iniziativa editoriale dell’Associazione “A mano disarmata” (AMD).

L’immensità del web, come la vastità dei mari, è fonte di conoscenza, avventura e divertimento, ma anche di pericoli e insidie, specie per i giovanissimi e chi si affaccia per la prima volta.

La legalità, tema fondante di AMD, per diventare cultura di cittadinanza necessita di conoscenze e mai, come nel caso di Internet, uno strumento si è prestato alla duplice valenza di occasione di crescita da una parte e di congegno criminale dall’altra.

Questo Quaderno vuol essere una rotta, con tanto di coordinate e consigli, per veleggiare sicuri e godersi il viaggio. L’abbiamo, però, pensato non come un arido manuale, ma come un libro di racconti (in totale nove) che narrano alcune delle disavventure a cui può andare incontro chi frequenta la rete. Le storie sono basate su fatti realmente accaduti, che abbiamo rielaborato in forma di novelle.

A compensare il tono fantastico, troverete in apertura la preziosa introduzione del Prefetto Roberto Sgalla, già responsabile dei reparti speciali della Polizia, quindi un esperto della materia. A chiusura del volume: un breve decalogo di comportamento e uno schematico apparato legislativo.

RINGRAZIAMENTI

Questo quaderno non sarebbe nato senza il fondamentale apporto del personale della Polizia di Stato. In particolare, grazie a

CRISTINA BONUCCHI (Direttore Tecnico Superiore della Polizia di Stato) che ha coordinato tutti i contributi e debutta anche come narratrice;

EVA CLAUDIA COSENTINO, Vice Questore della Polizia di Stato

TANIA PELLEGRINI, Ispettore Superiore della Polizia di Stato

RICCARDO CROCE, Commissario Capo della Polizia di Stato

IL CAPO DELLA POLIZIA GABRIELLI

ALLA PRESENTAZIONE

DEL LIBRO “OMBRE SUL WEB”

MARTEDI’ 12 NOVEMBRE 2019 – ORE 11

SALA WALTER TOBAGI DELLA FNSI

CORSO VITTORIO EMANUELE II° 349 – ROMA

Presenzierà anche il Capo della Polizia Prefetto Franco Gabrielli alla presentazione del primo dei “Quaderni di Amano disarmata” dedicato ai pericoli della rete. “Ombre sul web” edito da Lastaria con il sostegno di Intesa San Paolo, si compone di 10 racconti, ispirati a storie vere, che narrano delle minacce a cui si può andare incontro navigando in rete o sui social.

La presentazione del libro, firmato da Paolo Butturini, Giuseppe Cesaro e dal Prefetto Roberto Sgalla, impreziosito dai disegni di Alexandra Timofte si terrà martedì 12 novembre alle ore 11 alla Federazione Nazionale della Stampa (sala Walter Tobagi, corso Vittorio Emanuele II 349 – Roma). Interverranno il presidente e il segretario della Fnsi, Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso, gli autori e Cristina Bonucchi, psicologa e direttore tecnico superiore della Polizia di Stato. Alla fine una rappresentanza di studenti e docenti porranno alcune domande al Capo della Polizia sui temi trattati nel libro.

SINOSSI DEL QUADERNO

L’esplosione dei social e la loro diffusione sempre più capillare hanno creato una sorta di mondo parallelo nelle pieghe del quale sono proliferate anche insidie e veri e propri crimini. Quotidianamente i media riportano storie drammatiche che coinvolgono adolescenti, adulti e intere famiglie.

Dalla pedopornografia al revenge porno, dal furto di identità al cyberbullismo, dalla radicalizzazione islamica al gioco d’azzardo illegale il web espone i più deboli e meno strutturati psicologicamente a rischi che possono generare sciagure.

Lo scopo di questo quaderno, che si avvale della collaborazione degli esperti della Polizia di Stato, è ampliare la conoscenza dei tranelli che si nascondono dietro a siti, chat, servizi di messaggistica e altri strumenti di comunicazione interpersonale e collettiva. Lo fa con dieci racconti di fantasia, ma ispirati a episodi realmente accaduti, che esemplificano alcune delle minacce che incombono su chi naviga in rete, qualsiasi sia l’età, il sesso o l’appartenenza sociale.

Il contributo scientifico del Prefetto Roberto Sgalla (già Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato), un manualetto di autodifesa e una breve panoramica legislativa completano questa guida agile per ragazzi e famiglie. La pubblicazione è la prima di una serie di “quaderni” a cura dell’Associazione “A mano disarmata” che da anni organizza il “Forum dell’informazione contro le mafie”, con lo scopo di diffondere la cultura della legalità e difendere il ruolo dell’informazione come presidio democratico e civile.

AMD COMPIE 5 ANNI

LE INIZIATIVE 2019/2020

L’Associazione A mano Disarmata compie cinque anni e li festeggia con due iniziative. Da un lato, approfondisce e struttura un filone da sempre presente nelle sue proposte, il rapporto con il mondo della scuola; dall’altro ne apre uno nuovo, sul versante dell’Editoria, con il varo de “I quaderni di A mano disarmata”. Dall’inizio della sua attività, con l’obiettivo di contribuire alla crescita della “cultura della legalità e della partecipazione democratica”, AMD ha individuato nell’informazione/comunicazione e nella scuola, i principali interlocutori dei suoi progetti.

Tutte le edizioni del “Forum internazionale dell’Informazione contro le mafie” si sono rivolte a giornalisti e comunicatori da una parte e a insegnanti e studenti dall’altra, provando a dare continuità a un dialogo intermittente ma quando mai necessario di questi tempi. Anche il sito, quindi, necessitava di un aggiornamento che desse conto dei progetti fin qui realizzati e di quelli che sono in cantiere. È questo il senso delle due nuove sezioni che vedete (a destra dello schermo quella dedicata a “I quaderni”, a sinistra della su AMD nella scuola).

Il lavoro con insegnanti e studenti si basa su precise linee di intervento: contribuire alla crescita della cultura dell’informazione, esaltare il protagonismo dei soggetti coinvolti, recuperare il rispetto e la valorizzazione delle esperienze locali in rapporto a grandi temi come la cittadinanza democratica, la lotta alle organizzazioni mafiose, la crescita della consapevolezza del proprio ruolo nelle dinamiche sociali.

Su queste basi nascono e si sviluppano i progetti multimediali, impronta a cui Amd tiene particolarmente, di Genova e Vibo Valentia. Il primo, costruito con i ragazzi dell’Istituto “Marco Polo” di Genova, ruota attorno a un tema quanto mai attuale come l’emergenza ambientale che ha già rotto gli equilibri ecologici del pianeta e rischia di compromettere definitivamente l’habitat delle future generazioni.

Il progetto realizzato insieme agli studenti dell’Istituto Comprensivo Statale “Amerigo Vespucci”,è un racconto in presa diretta delle bellezze del Comune calabrese che vuol essere anche una grido di speranza in una terra soffocata dalla malapianta della ndrangheta.

Il primo dei Quadern, “Ombre nel web” che uscirà a novembre, sarà un tentativo di raccontare in modo comprensibile e, per quanto permetta l’argomento, piacevole, i pericoli che i cittadini (minori o adulti che siano) corrono navigando nella rete internet. Con la collaborazione del Prefetto Roberto Sgalla(già direttore dei corpi speciale della Polizia di Stato) e di esperti della Polizia, narreremo undici storie esemplari per altrettanti rischi, che configurano spesso reati veri e propri. Dal furto di identitàal cyber bullismo, dalla truffa sentimentale e quella industriale, dalle scommesse illegali al revenge-porno, le storie, tutte isperate a fatti realmente accaduti, faranno da esempi ai quali si aggiungeranno una guida di autodifesa e un piccolo excursus sulle norme giuridiche di riferimento.

2016

Seconda edizione

MAFIE E CONTRAFFAZIONE

Il mercato del falso nel nostro Paese genera un «fatturato» di

0
Miliardi

La seconda edizione si è occupata del rapporto tra mafie e contraffazione, un business in grande espansione che attraversa rotte insospettabili approfittando della globalizzazione dei commerci. Su questo argomento sono stati costruiti i diversi momenti di approfondimento e di narrazione del format.

Le scuole

Gli incontri con gli studenti per approfondire il fenomeno.

Le imprese

Il coinvolgimento delle aziende colpite da questo fenomeno criminale.

 

La formazione

Corsi specifici di aggiornamento rivolti ai giornalisti italiani.

Il docufilm

Diretto da Mimmo Calopresti, prodotto da Magda-film.

Gli incontri

Dibattiti pubblici con imprenditori,

giornalisti e magistrati.

I NUMERI DA CAPOGIRO DEL MERCATO DEL FALSO

I settori più colpiti

Abbigliamento

0
Miliardi di euro

DVD, CD e software

0
Miliardi di euro

Alimentari

0
Miliardo di euro

Il mercato del falso nel nostro Paese genera un «fatturato» di 6 miliardi e 535 milioni di euro. E brucia più di 105 mila lavoratori regolari occupati a tempo pieno. I settori più colpiti dalla contraffazione sono l’abbigliamento e gli accessori (2 miliardi e 243 milioni di euro, pari al 34,3% dell’intero valore), il comparto cd, dvd e software (1 miliardo e 786 milioni di euro, il 27,3% del totale) e i prodotti alimentari (poco più di un miliardo di euro, pari al 15,8% del totale).

L'IMPATTO DELLA CONTRAFFAZIONE SULL'ECONOMIA NAZIONALE È PESANTISSIMO

Se i prodotti contraffatti fossero realizzati e commercializzati sul mercato legale, si avrebbero 17,7 miliardi di euro di produzione aggiuntiva, con conseguenti 6,4 miliardi di valore aggiunto. La contraffazione comporta anche pesanti perdite per il bilancio dello Stato in termini di mancati introiti fiscali. Riportare sul mercato legale la produzione delle merci contraffatte significherebbe garantire un gettito fiscale aggiuntivo per le casse dello Stato, tra imposte dirette e indirette, di 5 miliardi e 280 milioni di euro, considerando tutte le fasi della catena di produzione.

QUANDO COMPRI UN FALSO L'AFFARE LO FAI FARE ALLE MAFIE

L’esistenza di un mercato così fiorente di prodotti contraffatti è resa possibile dalla presenza di una domanda consistente da parte dei consumatori, che sono del tutto indifferenti al fatto di compiere un atto illecito, perché convinti di fare un affare, mentre sostengono il business di mafia e camorra.

LA FABBRICA FANTASMA: IL DOCUFILM SULLE ROTTE DELLA CONTRAFFAZIONE

Diretto da Mimmo Calopresti e scritto con Luigi Politano, prodotto da Magda-film. “La fabbrica fantasma” racconta l’intrigo del mondo della contraffazione. È un viaggio che dal porto di Napoli giunge fino al confine tra Ungheria e Ucraina, a contatto con trafficanti senza scrupoli che vivono falsificando e contrabbandando qualunque cosa. Relegata ai margini di un impero in cui tutto è consentito, la fabbrica fantasma diventa il non luogo che nessuno è pronto a denunciare ma che tutti conoscono.

Giocattoli, cibo, sigarette… la nostra vita supera la dimensione del reale diventando contraffatta essa stessa. E così la salute pubblica, le norme sul lavoro, l’economia vengono compromesse perché il mercato non ha confini e a tutto viene dato un prezzo: il più basso possibile. Come il valore di una vita umana che qui è semplice manodopera. Perché per chi produce, chi vende e chi compra le conseguenze non sono importanti. L’importante è sempre e solo il denaro, il controllo e il potere.

BUDAPEST FOG

Il servizio Budapest Fog realizzato da Paolo Butturini e Luigi Politano è stato premiato per la sezione” Libertà di stampa” nell’ambito dl Festival Giornalisti del Mediterraneo 2016.

“Budapest Fog” fa il punto sulla libertà di stampa nell’Ungheria di Victor Orban.

PRESENTAZIONE DEL FORUM A MILANO

Il Corriere della Sera ha collaborato alla seconda edizione del Forum internazionale dell’informazione contro le mafie A mano disarmata, che ha avuto come focus i temi della contraffazione e della criminalità organizzata.

Il docufilm La fabbrica fantasma – Verità sulla mia bambola del regista Mimmo Calopresti, prodotto da Madga Film, è stato distribuito in edicola assieme al Il Corriere della Sera a partire dal 28 aprile. Alcune pillole sono state pubblicate sul Corriere.it prima e durante la distribuzione del film.

L’EVENTO ALL’AUDITORIUM “PARCO DELLA MUSICA” A ROMA

Il Garante nazionale anticorruzione Raffaele Cantone e il Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone sono stati fra i protagonisti della seconda edizione di “A mano disarmata – Forum internazionale dell’informazione contro le mafie” aprendo l’evento che si è tenuto il 27 aprile nella sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, a Roma. Alla presenza di circa 500 studenti provenienti da numerose scuole medie superiori della capitale, Raffaele Cantone e Giuseppe Pignatone hanno risposto ad alcune domande di Paolo Butturini della FNSI nonché ideatore del Forum.

LA STORIA DI UOMINI E DONNE CORAGGIOSI CHE LOTTANO CONTRO LA MAFIA

possono essere raccontate usando diversi linguaggi
come il fumetto, prodotto editoriale tra i più apprezzati dalle nuove generazioni

I PROTAGONISTI DELLA SECONDA EDIZIONE

cantone

Raffaele Cantone
Garante Nazionale Anticorruzione

cantone

Giuseppe Pignatone
Procuratore di Roma

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Daniela Mainini
Presidente Centro studi anticontraffazione

cantone

Tiziana Siciliano
PM Procura della Repubblica di Milano

cantone

Loredana Gulino
Dirigente MISE

cantone

Piera De Tassis
Presidente Fondazione Cinema per Roma

cantone

Giuseppe Giulietti
Presidente FNSI

cantone

Lazzaro Pappagallo
Segretario Stampa Romana

cantone

Paolo Chiariello
Giornalista SkyTG24

cantone

Fiorenza Sarzanini
Giornalista Corriere della Sera

cantone

Antonia Radi
Giornalista ATLASZO.HU

cantone

Kisberk Szabolcs
Giornalista NITV

cantone

Gaetano Savatteri
Direttore Festival “Trame”

Si ringraziano

i 500 giornalisti che hanno seguito i corsi di formazione sul tema della contraffazione

Gli studenti delle scuole superiori di Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Campania, Calabria e Sicilia che partecipano al progetto di formazione MIUR FNSI A mano disarmata

I NOSTRI PARTNER

Chi siamo

A mano disarmata è un’associazione di promozione sociale registrata, che ha creato il forum multimediale e internazionale dell’informazione contro le mafie. Nasce da un’idea di Paolo Butturini che, assieme a un piccolo gruppo di giornalisti e professionisti di diversa estrazione professionale e culturale, ne ha sviluppato il format, oggi alla sua terza edizione.

Il Forum prevede, tra le sue attività, la realizzazione di un film documentario, attività didattiche nelle scuole, seminari di formazione per i giornalisti, un evento culturale, momenti di confronto fra giornalisti italiani e stranieri impegnati sul fronte delle indagini sulla criminalità organizzata.

medaglia-ok

A mano disarmata è stata insignita della medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica, per l’alto valore civile del progetto.