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Camorra al Nord: cronista veneta nel mirino

Di Nicola Chiarini

L’intimidazione e le minacce ai cronisti sono parte del metodo mafioso, ovunque il cancro della criminalità organizzata si annidi. Non fa eccezione il Veneto Orientale dove, in questi giorni, è stata condotta una operazione contro la camorra con decine di arresti. Nella copiosa mole di materiali raccolti dagli investigatori è emerso che nel mirino dei clan era finita Monica Andolfatto, giornalista del Gazzettino e segretaria del Sindacato giornalisti del Veneto (Sgv), per il suo puntuale lavoro di cronista di nera. A quanto emerge, i malavitosi avevano valutato nel 2008 di sparare alcuni colpi di pistola a titolo intimidatorio contro la giornalista, dopo alcuni articoli su episodi criminosi avvenuti nel comprensorio di San Donà di Piave. L’azione non andò in porto perché l’incaricato fu arrestato prima di poterla compiere. E ancora, un paio d’anni dopo, la rinnovata attenzione della cronista provocò ancora reazioni di rabbia nei delinquenti, a conferma di quanto l’informazione, illuminando le zone d’ombra, possa essere un concreto ostacolo ai piani dei professionisti del malaffare. Dentro e fuori la categoria sono tante le attestazioni di stima e solidarietà nei confronti di Andolfatto, a partire dai vertici della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), il sindacato dei giornalisti in Italia. “Ringraziamo le forze dell’ordine e la magistratura per il grande lavoro svolto sul territorio che ha consentito di assicurare alla giustizia chi, per non essere disturbato nella sua attività criminale, voleva mettere a tacere la collega” rilevano Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, rispettivamente segretario generale e presidente della Fnsi, che aggiungono: “Chiediamo alle autorità di garantire a lei e a tutti i cronisti della regione di poter svolgere in sicurezza il loro lavoro. A Monica Andolfatto diciamo che non abbiamo alcun dubbio che continuerà a onorare con la solita determinazione e passione il suo dovere di informare i cittadini”.

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